1/18 IG ignition #IG0371 Toyota Soarer 2.0 (GZ10)White ※BBS RS Type Wheel GS

di Diecast 1/144th aereo modello MODELLISMO AEREO americano Bomber b-29 17540buij2785-Veicoli militari

“Il pensiero dominante propone una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono”.

Chi l’ha detto?

1/18 IG ignition #IG0651 Nissan Fairlady Z (S30) Red

Una vecchia cariatide vaticana? un porporato retrogrado? un cattolico ultra-conservatore? No. Papa Francesco. Il papa-pop.

La parole sono importanti, ma lo sono di più i fatti. Altrimenti Renzi avrebbe risolto tutti i problemi con un tweet (uno a caso).
Ma i fatti assumono esclusiva importanza quando è l’istituzione a prendere una decisione che diventerà legge. Non basta promettere, annunciare, sostenere, bisogna tradurre le parole in fatti perché le cose cambino.
Questo vale per Renzi, ma anche per Obama, per Putin, e per papa Francesco.
Il papa pop. Così è stato definito, un po’ per segnare la differenza dagli altri pontefici rigidi ed austeri, un pò per irriderne i modi semplici e alla mano.
Sorrisi, gesti, atteggiamenti e anche parole che lo hanno fatto risaltare immediatamente nei cuori dei cattolici delusi.
Gli spostamenti in utilitaria, la borsa portata a mano (chi aveva mai visto un papa, ma anche un presidente portarsi la borsa da solo?), il violare i protocolli di sicurezza, i cerimoniali, andando ad abbracciare le persone; e poi si, le parole.
Semplici, chiare, di buon senso laddove prima erano pompose, colte e distaccate.
Parole importanti. Come sui gay. Con quella frase: chi sono io per giudicare un gay? dalla portata dirompente, laddove fino ad un minuto prima la chiesa considerava gli omosessuali dei malati da curare.
Ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Altrimenti l’effetto potrebbe apparire perfino irridente, quando le promesse di pari dignità con gli altri cristiani, si dissolvono e chi ci ha creduto viene riconfinato nell’ombra delle chiese.
È chiaro che non basta la volontà del solo papa per concepire aperture così importanti, la chiesa è strutturata come e peggio del nostro stato, con lacci e contrappesi a contenere ogni possibile scatto in avanti.
Però per la credibilità di questo papato, per il futuro della chiesa stessa, se alle promesse fatte, non seguiranno decisioni diverse da quelle dell’ultimo sinodo,  dove il clero più conservatore ha agevolmente arginato le posizioni di apertura del papa, se non seguiranno atti concreti, cambi di atteggiamento sostanziali, questo Papa potrebbe apparire come una figura ammezzata nella sua autorità e di conseguenza nella sua autorevolezza, perché le sue posizioni non sarebbero quelle della chiesa, ma solo le sue personali.
Poco, per chi attende dalla chiesa degli scatti che la riportino nell’epoca in cui viviamo. Poco per una rivoluzione annunciata con quel cortese e familiare “Buonasera” detto affacciandosi al balcone, che rischia di essere un’operazione di marketing, una mano di pop ad una chiesa stanca e lenta.

1/18 IG ignition #IG1273 Nissan Skyline PANDEM GT-R (BNR32) Red Metallic

Se la morte della donna americana, che ha scelto l’eutanasia ad una di indicibili sofferenze per le conseguenze di un cancro al cervello viene definita non dignitosa, la luna di miele con questa chiesa potrebbe finire presto. Sembra inevitabile che la chiesa prima o poi arrivi su certe posizioni che la grande maggioranza delle persone, anche dei cattolici, ha già interiorizzato. Prima o poi la chiesa ci arriverà, ma sarà sempre troppo tardi. Arriverà per ultima e sempre più sola. Perdendo definitivamente quel ruolo di guida morale che vorrebbe avere.

1/18 IG ignition #IG1807 Nissan Skyline 25GT Turbo (ER34) Gun Metallic 4 door

Quella data da papa Francesco è solo un’occasione per la chiesa. Quella di avere per un istante l’attenzione di tutti. Questo durerà poco ed è un’istante che va usato bene, per dire parole comprensibili, per ricucire gli strappi di dogmi che nessuno segue, per dimostrarsi qualcosa di più che un avamposto conservatore.
Ora in Vaticano è iniziata una fase cruciale. Papa Francesco sta provando a rimuovere i cardinali che finora sono stati ostacolo sul suo percorso modernizzatore. Sarà un’opera lunga e non semplice, dal l’esito per nulla scontato. Perché i fronti che il papa ha aperto sono tantissimi, da quelli morali ed etici, allo Ior, agli incarichi di governo vaticano.
Se dovesse fallire in questo rinnovamento papa Francesco potrebbe pure rimettere l’incarico, lasciare il soglio pontificio, come ha già fatto Razinger, ma per motivi diversi, lasciando la chiesa nell’imbarazzante situazione di scegliere un nuovo pontefice e vederne vagare per San Pietro ben tre.

di Diecast 1/144th aereo modello MODELLISMO AEREO americano Bomber b-29 17540buij2785-Veicoli militari

Autorità e autorevolezza. 
Questo ci vuole per governare. Lo stato, il proprio condominio, una classe, un ufficio, e questo vale anche per il mondo del calcio.

Riformare e rifondare.
Questo è il punto comune di molte delle cose italiane. Ripartire da zero. Vale anche per il calcio dopo l’esperienza fallimentare del mondiale brasiliano, dove l’Italia si è dimostrata poca cosa. Ancor di più dopo l’esperienza Prandelli, che ha costruito un’Italia povera ed arrogante, senza gioco, senza idee, ma con la pretesa di avere nell’etica il suo punto di forza per costruire tutto il resto.

Sconfitta sul campo e fuori, spaccata, disunita, l’antitesi perfetta di una leale comunità sportiva come doveva essere.

Esempio e esemplificazione.
L’esempio chi di predica bene e razzola meglio. L’esempio di una scelta e la scelta di un esempio. Alla guida della federazione, dove si è scelto un anziano politicante, con tre condanne passate in giudicato, legato ai vecchi retaggi del calcio minore, dove di regole cene sono poche e si vive di accordi sottobanco poco trasparenti. Laddove bisognava voltare pagina, sgombrare il campo dal vecchio accordirsmo fatto di una compagnia di giro di manager statali, imprenditori che una volta qua, una volta la governano pezzi di stato e quindi anche il calcio.
La scelta di un allenatore pulito. Da cima a fondo. Capace, preparato, che si votasse alla nazionale anche se il compenso non era stellare, proprio per dare l’idea che lavorare per la nazionale, quindi lavorare per lo stato, quindi lavorare per tutti fosse prima di tutto un privilegio.
Perché se anche passi due anni ad allenare la nazionale e non guadagni tanti milioni di euro non succede nulla. Invece ancora una volta si è data l’idea che gli impegni anche se si tratta dell’interesse generale come la nazionale, lo si prende solo se si viene pagato come in ogni altro incarico.
Poteva essere la volta buona per dare l’esempio. Mi impegno per riportare gli azzurri fra le squadre che contano e per farlo rinuncio ad alcuni milioni che prenderei altrove. Insegnamento non da poco, utile anche per chi decide di scendere in politica. Un impegno per tutti, non un modo come un altro per arricchirsi e detenere una fetta di potere.

Esemplificazione nella scelta di poche regole tratte dal mondo dello sport, che di precetti utili ne ha parecchi, da far rispettare ma soprattutto da rispettare. Uno di questi l’uguaglianza. Semplice, banale, ma non scontato.
Non per il candidato presidente della federazione che per spiegare le sue idee, (soprassediamo sulla bontà dell’indicazione) tradisce un’inestinguibile propensione al razzismo. Di quel razzismo ben sedimentato, così familiare da non potersi confondere per una battuta da bar uscita male. Quel Optì Pobà, così ridicolmente stereotipato, che mangia banane, e non sa giocare a calcio come i nostri giocatori dai nomi perfetti e dall’alimentazione impeccabile. Era stato chiaro Tavecchio. Eppure lo abbiamo scelto. Abbiamo affidato a lui la rinascita e la riscossa del calcio italiano.

Abbiamo scelto lui da mandare in giro per trattare su come questo sport deve trasformarsi. E la risposta, la prima a questa nostra scelta, è stata condannarlo per razzismo. L’UEFA praticamente ha commissariato la nostra federazione, dicendo che abbiamo scelto un razzista come presidente, che non può governare.

Dicevamo l’autorità e l’autorevolezza, entrambe perse, dimostrando che noi italiani, in ogni occasione, non siamo in grado di scegliere per rappresentarci, persone degne del ruolo, capaci di operare delle scelte, ma personaggi discutibili frutto di continui ed irragionevoli compromessi politici.

1/18 Ignition model Nissan C211 Skyline Japan 2000 GT-ES TURBO

Come possiamo allora chiedere ai tifosi di smetterla con i cori razzisti se il presidente è un razzista certificato?

Come possiamo chiedere di contare nel calcio europeo se i nostri vertici vengono sospesi per questioni così umilianti?

Come possiamo pensare di essere credibili all’estero se in ogni occasione mostriamo e proponiamo il peggio che abbiamo in casa.

1/18 infiniti EX25 SUV grey color

C’è chi dice che questo è solo calcio, è un gioco, non è una cosa seria. Sbaglia, perché sono questi i biglietti da visita su cui si costruisce la credibilità che poi viene spesa o pagata ai tavoli dove si decide anche il nostro futuro. E di pagare, francamente, siamo arcistufi.

1/18 JEC LIBERTY WALK Ferrari 488 Rosso Corsa MEGA RARE NO BBR DAVIS GIOVANNI

di Diecast 1/144th aereo modello MODELLISMO AEREO americano Bomber b-29 17540buij2785-Veicoli militari

A che punto è la democrazia in Italia? Di tanto in tanto bisogna domandarselo. Fare il punto della situazione, un tagliando insomma. Anche perché nella politica e nella società tutto sembra cambiare velocemente. Il vecchio che viene spazzato via per il nuovo. I nuovi termini, i nuovi atteggiamenti, i nuovi modi di comunicare, le nuove facce. Tutto questo per assemblare nuove leggi, nuovi percorsi, nuove opportunità. Ma stiamo cambiando davvero?
C’è bisogno di rinnovamento, e soprattutto di ripresa. Non solo nell’economia, ma anche nella mentalità del paese. C’è bisogno di coraggio e sapienza. Coraggio per cambiare ciò che sembra fossilizzato, sapienza perche c’è poco spazio di manovra per sbagliare ancora, e quindi bisogna cambiare, e bisogna farlo bene subito.
Eppure davanti a tutti cambiamenti promessi e minacciati, difronte a chi dice di voler sostituire ogni punto di riferimento precedente e di poterlo fare in poche mosse e in poco tempo, é li che mi vengono i primi dubbi.
Può esistere un cambiamento del Paese così repentino e facile? Bastava così poco, un po’ di decisionismo per rimettere le cose al loro posto? Il paese é davvero diviso in buoni e cattivi, virtuosi e parassiti, riformisti e gufi?
Probabilmente no. Allora che succede?

1/18 Keng Fai Toyota Alphard LHD Diecast Metal Car MPV Model Toys Gift White
Nello specifico, il parlamento e tutto il dibattito pubblico nel paese sta girando da tempo attorno alla riforma del Senato. Sedute notturne quotidiane fino a ferragosto, urla, risse, mancamenti, ricoveri in ospedale, proclami e scissioni. Sui giornali non si parla d’altro da settimane, le cronache parlamentari pullulano di precisazioni, nomi, schieramenti, scenari di ogni tipo ed indiscrezioni.
Tutto farebbe pensare che si tratti della madre di tutte le riforme. Della più importante, se viene affrontata per prima e con tale dispiego di energie.
Per chiarezza, nessuno pensa che non sia importante una riforma della Costituzione. Lo é, eccome. Appunto per questo, si da l’idea che fatta questa, il resto venga da se. Tolto quest’impiccio del Senato, l’Italia potrà tornare a veleggiare in acque sicure e con il vento in poppa.
Ma é così? Qual è lo scopo di questa riforma?
Risparmiare? Eliminare il bicameralismo perfetto che bloccherebbe il paese?
Chi ha a cuore la riforma risponde si a tutte e due le ipotesi.
Ma sono questi i risparmi che servono con immediatezza all’Italia per rilanciare gli investimenti? Certo che no. Sarebbero pur sempre risparmi, ma spicci davanti ad un conto salato da pagare. Ad un debito pubblico stratosferico che produce interessi sempre più difficili da onorare e ad una spesa pubblica corrente, smisuratamente maggiore in ordine di grandezza del pur alto costo della politica.
Allora la questione vera è la rimozione del bicameralismo perfetto e quindi dell’ingovernabilità? Se è così, come abbiamo fatto in quasi settant’anni a governare questo Paese? Eppure lo si è fatto affrontando momenti anche molto complicati per l’economia e la tenuta sociale degli italiani. Quindi perché adesso questo sistema non andrebbe più bene? Probabilmente con una legge elettorale moderna ed adeguata si può governare anche insieme al Senato. Un Senato più sobrio, controllato nelle spese e più efficiente.
Invece lo si vuole svuotare, in attesa di cancellarlo, perché considerato un doppione della Camera.
Ma Camera e Senato fanno parte di un’architettura solida e rodata, saldata insieme nella nostra Costituzione; asportarne un pezzo rischia di mettere a repentaglio la tenuta di tutta la struttura.
C’è da chiedersi come mai i padri costituenti avessero pensato al bicameralismo perfetto. Cosa ispirasse le loro mosse e cosa sia cambiato oggi da allora.

1/18 KYOSHO 2014 BENTLEY MULSANNE SPEED RUBINHO RED DIECAST 08910R NIB RARE
Venivamo da vent’anni di autoritarismo, da una dittatura che ci ha portato ad una guerra ferale. Il fascismo di Mussolini attecchì in Italia con facilità perché le istituzioni liberali erano diventate immobili ed inerti. Il clima stagnante suggerì che ci fosse bisogno di una svolta autoritaria, decisionista. Arrivò il Fascismo. Dopo la guerra, i padri costituenti elaborarono con precisione chirurgica un sistema con i poteri estremamente calibrati fra loro, di modo che nessuno avrebbe potuto accumulare su di se troppe funzioni e favorire una nuova svolta autoritaria e personalistica.
Il sistema funzionò perché la nostra debole e giovane democrazia è passata per vari rischi totalitari, uscendone sempre indenne.
Oggi questo improvvisamente non va più bene. Il parlamento lavora poco, le leggi elettorali non portano alla governabilità. Questo è vero. Ma la soluzione proposta non convince affatto. Si vuole creare una nuova architettura dello Stato ti impostazione verticistica. La nuova legge elettorale unita alla riforma del Senato che propone il governo, porterebbe a creare uno sbarramento molto basso per il partito che vincesse le lezioni, che in nome di una fantomatica governabilità, acquisirebbe gli strumenti per controllare buona parte dei pesi e dei contrappesi dello Stato. Basterebbe il 20% del consenso popolare per controllare ogni cosa. Questo smonterebbe il senso primo dell’organicità della nostra Costituzione. Il senso più profondo con il quale è stata pensata e costruita.
Il rischio é già ora evidente ed è sotto gli occhi di tutti in questi mesi. Gli impulsi totalitari con cui vengono gestiti molti partiti personalistici non fa certo auspicare una svolta in tal senso. Epurazioni sommarie, cerchi magici, diaspore velenose, atti di forza stanno caratterizzando la svolta autoritaria in tutti gli schieramenti. Il discorso vale maggiormente per il presidente del consiglio: che annulla con una battuta, senza nemmeno un passaggio parlamentare o altro atto formale, la dissidenza interna (Fassina chi?), che rimuove in fretta e furia, chi si smarca dalla linea prestabilita, agendo nelle ridottissime stanze dei bottoni (rimozione di Mineo dalla commissione affari costituzionali), che liquida, con sprezzante superbia, chi non sposa in toto la missione del governo (Cottarelli, incaricato di trovare gli sprechi nella pubblica amministrazione è liquidato con una frase nel momento stesso in cui ha presentato il resoconto del suo lavoro, evidenziando delle criticità nelle scelte del governo. “La spending review la faremo anche senza di lui”), mostrando infine alcun rispetto o stima verso il gruppo parlamentare del suo partito (chi non vota sulle mie indicazioni è solo uno che ha paura di perdere la poltrona).
Questo atteggiamento sprezzante, feroce, anche se talvolta poggiato su una buona dose di ragione, basta per tenersi lontano da leggi e regole che ne istituzionalizzino la legittimità.
Perché il terreno su cui ci si muove, e questo non riguarda il governo soltanto, ma tutto il panorama parlamentare, è quello del bieco populismo. Frasette semplici, ancor meglio slogan efficaci, hashtag dal bel suono che sostituiscono la fatica di un dibattito, di una mediazione, di una scrittura lungimirante delle regole, rischiano di spazzare via quei pochi scampoli di buona politica che ci vengono dal passato. Dalle scuole politiche, dal ragionamento fra illuminati, e lasciano sul campo una battaglia ignobile a colpi di spot pubblicitari.
In questo clima, chi ha il claim migliore si porta a casa la maggioranza e governa lo Stato come crede, per anni.
E mentre il populismo dei giovani, bagnato di falsa meritocrazia, imperversa sulle scelte sempre troppo frettolose degli Italiani, che non vedono l’ora di affidarsi all’uomo di turno, i vincoli Europei, stabiliti sempre senza una presenza ed un controllo Italiano, ci soffocano. Al tavolo europeo, mentre noi mandiamo a trattare gli esclusi ed i trombati nelle elezioni italiane, proprio li si decidono i margini entro cui poi in Italia ci si deve muovere. Quanti soldi devono essere spesi e come. Quali aziende aiutare e in che misura. Quanto latte produrre, come fare il vino e che prezzo pagare l’energia, tutto passa dalla mediazione europea. Una politica lungimirante è lì che metterebbe gli uomini migliori, ma da Bruxelles non si controlla il territorio, gli appalti, lo spargimento di fondi pubblici. Non si ha, in poche parole, il potere marginale che rende il politico intoccabile.
Il rischio è che in Europa continuiamo ad avere compiti da svolgere e nulla da decidere. Ci verrà chiesto sempre più spesso di liquidare i pezzi migliori della nostra economia, e lo dovremo fare per rispettare i patti che abbiamo firmato.
Commissari liquidatori, attori in un teatrino per nulla comprensibile, attaccati a vezzi e vizi politici di piccolo cabotaggio. A rimorchio della riforma del Senato, mente fuori per strada la democrazia si liquefà sul lavoro che sparisce, sui cortocircuiti di una burocrazia asfissiante, di una giustizia lenta e quindi ingiusta, dove si barattano i diritti dei lavoratori per benefici futuri e improbabili.

1/18 Kyosho BMW x6 xdrive50i white
Se i conti vanno male e peggiorano sempre, il premier dice: cene faremo una ragione. Se qualcuno vuole una riforma diversa da quella proposta, quelli sono i Gufi. Tutto è ridotto ad una partita adolescenziale, a cui giocano tutti, perché la posta in palio è il consenso del paese. Partiti gestiti come aziende, in cerca di nuove fette di mercato da conquistare. Una sorta di guerra per bande su terreni casuali, lontani dalle esigenze del Paese, ma buoni per un braccio di ferro che stabilisca chi è il più forte.
Una politica dei coatti, che nulla ha a che vedere con quello che dovrebbe essere, cioè la sublimazione di ogni istanza culturale, storica, del Paese. La quintessenza del meglio che siamo capaci di costruire. Le migliori intelligenze prestate, pro tempore, alla comunità. Una sorta di servizio civile volontario.
Allora, tornando al principio, a che punto é la democrazia?
Al punto di prima. Nulla sembra essere cambiato negli ultimi 40 anni. Sembra solo un gattopardismo diffuso, che sta costruendo una nuova facciata, approfittando della delusione degli italiani. Sempre più cupi nella considerazione della cosa pubblica e dei suoi gestori, ma troppo pigri, nel voler far montare la propria indignazione.
Bisogna cambiare l’Italia, ma prima ancora gli Italiani. Iniziando dai politici.

1/18 Kyosho Lamborghini Aventador Liberty walk Yellow leather base KSR18502Y